Di Loris Casula
In questi giorni si sta parlando molto dei giovani ragazzi che si riuniscono in piazza per
protestare contro il governo con ragioni più che valide: edifici scolastici che cadono a pezzi a
causa dei fondi che vengono investiti nelle armi e non nell’istruzione, l’alto costo della vita, il
prezzo elevato della benzina e, per gli agricoltori, la svendita di prodotti fondamentali come l’olio
e il latte. Questo fenomeno non riguarda soltanto l’Italia, ma coinvolge molti altri Paesi europei
come Grecia, Albania, Spagna, Francia e Belgio.
I ragazzi si sono stancati di sottostare a leggi che limitano la loro libertà e che non permettono
loro di vivere in modo dignitoso; in alcuni casi si parla di vere e proprie rivolte scaturite
dall’aumento della povertà e da un diffuso malcontento. Con le nuove tecnologie e gli strumenti
a propria disposizione, i giovani dovrebbero essere i primi ad accedere al mondo del lavoro e a
poter scegliere con serenità la propria strada professionale. Purtroppo, questo è uno dei tanti
motivi di protesta: molti ragazzi sono costretti a vivere in condizioni precarie o limitate a causa
dei costi insostenibili, che impediscono loro di realizzare i propri sogni.
Sono pienamente d’accordo con la scelta di ribellarsi a tutte queste ingiustizie; concordo inoltre
sul fatto che riunirsi in massa sia un’ottima scelta strategica, dato che il governo si trova
costretto ad ascoltare la voce di migliaia, se non milioni, di cittadini.
Tuttavia, vedendo attraverso alcuni video ciò che è accaduto in Francia con città in fiamme ed
edifici danneggiati, ne sono rimasto deluso. Questo tipo di violenza, scaturita da una rabbia
incontrollata piuttosto che da una profonda e consapevole motivazione ideale, allontana la
protesta dal suo nobile scopo originario. Più che una rivoluzione legata a motivi reali, rischia di
apparire come un’occasione sfruttata per vandalizzare e derubare le attività commerciali. A
Milano la situazione si presenta molto simile: se nei primi giorni le proteste apparivano
magnifiche e cariche di speranza, successivamente la situazione è purtroppo degenerata.
Tanti ragazzi, dai tredici ai diciotto anni, si sono uniti nelle manifestazioni per fare fronte comune
contro l’incapacità di chi governa di soddisfare i bisogni collettivi anziché i propri interessi.
Purtroppo, alcuni credono erratamente che l’unico modo per farsi ascoltare sia distruggere ciò
che altri hanno costruito con duro lavoro, senza comprendere che a pagare il prezzo dei danni
saranno essi stessi.
Io stesso ho partecipato a una manifestazione a Roma e posso confermare direttamente quanto
sia stato forte sentirsi parte di un gruppo di persone unite dai medesimi ideali, desiderose di
cambiare il corso della storia per costruire un futuro migliore. Il mio punto di vista è
assolutamente condiviso con tutti i coetanei che vogliono davvero fare qualcosa di positivo per il
nostro Paese e dare un buon esempio a chi ha paura di esporsi.
Sono fiero di possedere uno spirito libero e orientato alla giustizia e alla libertà, diritti di cui ogni
cittadino dovrebbe godere, e sono ancora più felice di poter contribuire al bene comune insieme a chi condivide questa visione. Sono certo che, con il tempo e la determinazione, il nostro futuro
sarà radioso e splendido come merita di essere.

